31 OTTOBRE 2026 · EDIZIONE CATE · 10 / 10

Il giornale del mattino

Bucce e gambi, quante fibre finiscono nella pattumiera?

Alimentazione e ambiente

RIELABORAZIONE CON IA · FONTI PUBBLICHE CONSULTATE · Fonte straniera: testo italiano rielaborato, non traduzione letterale

Quando prepariamo frutta e verdura, una parte finisce quasi automaticamente fra gli scarti. Una ricerca del King’s College London, presentata il 29 ottobre e pubblicata sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition, ha analizzato dodici tipi comuni di prodotti freschi per confrontare il contenuto di fibre delle parti normalmente consumate e di quelle che spesso vengono eliminate.

In dieci dei dodici casi studiati, bucce, gambi o altre parti scartate contenevano una concentrazione di fibre maggiore rispetto alle porzioni che mangiamo abitualmente. Le fibre aiutano il funzionamento dell’intestino e fanno parte di un’alimentazione equilibrata. La ricerca richiama quindi l’attenzione su una risorsa nutrizionale che, in alcune preparazioni, può essere utilizzata meglio.

Il risultato non significa che ogni buccia o seme debba essere mangiato. Alcune parti sono dure, poco digeribili o non adatte al consumo; altre richiedono lavaggio accurato e cottura. È sempre necessario considerare il tipo di alimento, le condizioni igieniche e le indicazioni di sicurezza. Lo studio misura soprattutto la composizione degli alimenti, non dimostra che consumare ogni scarto produca automaticamente benefici clinici.

La questione riguarda anche l’ambiente: ridurre gli sprechi può significare usare meglio acqua, energia e lavoro necessari a produrre il cibo. In cucina si può partire da gesti semplici e sicuri, come utilizzare i gambi teneri di alcune verdure in una minestra o scegliere preparazioni che valorizzino le parti normalmente commestibili. È un modo concreto di collegare salute e attenzione alle risorse, senza trasformare un singolo studio in una nuova moda alimentare.

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