Inflazione al 5,4% e crescita ferma: il doppio segnale dell’Istat
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RIELABORAZIONE CON IA · FONTI PUBBLICHE CONSULTATE
Il 30 ottobre l’Istat ha diffuso due stime preliminari che, lette insieme, descrivono un passaggio difficile per l’economia italiana. Nel terzo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti; rispetto allo stesso periodo del 2025 è cresciuto dello 0,8%. Nello stesso tempo l’inflazione di ottobre è salita al 5,4% annuo, contro il 4,2% di settembre. Non sono dati definitivi: l’Istat potrà rivederli con le successive pubblicazioni.
La spinta maggiore viene dall’energia. I beni energetici, secondo le stime, costano il 31,4% in più rispetto a un anno fa, mentre per quelli regolamentati l’aumento arriva al 59,5%. Anche gli alimentari non lavorati accelerano al 7,5%. L’indice del cosiddetto carrello della spesa cresce invece del 2,5%. Queste percentuali misurano categorie differenti: non significano che ogni famiglia subisca esattamente lo stesso rincaro.
La stagnazione trimestrale del PIL nasconde andamenti diversi: servizi e agricoltura hanno dato un contributo positivo, l’industria è arretrata; la domanda interna ha compensato il contributo negativo degli scambi con l’estero. Il dato acquisito di crescita per l’intero 2026 è dello 0,8%, nell’ipotesi che l’attività economica non cambi nell’ultimo trimestre.
Il punto sociale è il rapporto tra prezzi e stipendi. L’Istat ha rilevato per settembre un aumento delle retribuzioni contrattuali del 2,5% rispetto a un anno prima: meno dell’inflazione. Non tutti i redditi e le spese seguono la stessa dinamica, ma la pressione sul potere d’acquisto è concreta. Nei prossimi mesi saranno importanti la durata del caro energia, l’evoluzione dei salari e l’effettiva capacità delle misure pubbliche di sostenere famiglie e imprese.
Fonti e approfondimenti
- ANSA / Istat, 30 ottobre 2026: Leggi la fonte